Il retaggio della canzone napoletana

Il retaggio della canzone napoletana

Il retaggio della canzone napoletana. Parlando della canzone napoletana, non si può non rimanere colpiti dalla sua importanza come cuore pulsante della cultura italiana. È stupefacente come essa sia stata in grado di rappresentare fedelmente, nel corso dei secoli, le ansie, le speranze e i tormenti del popolo partenopeo, attraverso le sue note coinvolgenti e appassionate. Chiaramente, ciò è stato possibile grazie alla forte identità e alle radici profonde che questa forma d’arte ha nella cultura popolare partenopea.

Pensare che così tanti versi immortali siano nati sulle rive del Golfo di Napoli e che così tante note dolenti o gioiose siano giunte fino a noi, testimoni di un sentire antico eppure sempre nuovo, è semplicemente ammaliante. La canzone napoletana è come una sirena leggiadra che canta dai flutti, seduttrice e malinconica, in grado di trasportarci in un mondo incantato, fatto di passione e magia, dove il canto diventa poesia e la poesia sfocia in musica. È davvero uno dei pilastri della tradizione musicale italiana, capace di emozionare e ispirare generazioni di artisti e appassionati di musica.

Una poesia che conquista il cuore e l’anima

Senza dubbio, è una delle forme più belle di espressione artistica esistenti. Ma grazie alla sua coinvolgente melodia e alla passione che vi si riversa, riesce a emozionare chiunque la ascolti. Originaria della meravigliosa città di Napoli, questa musica ha una lunga storia che risale al XVI secolo e ha conquistato il cuore di molte persone in tutto il mondo.

Le sue melodie travolgenti, le liriche malinconiche e sentimentali, e l’uso di strumenti tipici come la chitarra, il mandolino, l’organetto e il violino, creano un’atmosfera unica e coinvolgente che tocca il cuore e l’anima di chiunque ascolti. Non c’è da stupirsi, poiché brani come “O Sole Mio”, “Funiculì Funiculà”, “Santa Lucia”, “Torna a Surriento” e “O Surdato ‘Nnammurato” sono delle vere e proprie opere d’arte che hanno lasciato il segno nella storia della musica.

La magia della canzone napoletana

Ma la canzone napoletana non è solo una forma di intrattenimento. È, indubbiamente, un potente strumento di espressione politica e sociale che ha spesso rappresentato la voce del popolo. Infatti, è stata utilizzata per esprimere sentimenti di ribellione, protesta e solidarietà, diventando un simbolo di lotta per molti italiani.

Negli ultimi decenni, la canzone napoletana ha subito un processo di rinnovamento e di contaminazione con altri stili musicali, diventando sempre più innovativa e aperta. Ma una cosa è certa: il fascino e la passione della canzone napoletana saranno sempre presenti nel cuore di chiunque l’abbia mai ascoltata.

Un’arte che emoziona

Certamente non va poi dimenticato il ruolo che ha avuto la canzone napoletana nella diffusione della cultura italiana nel mondo. Ma grazie alla sua bellezza e alla sua intensità emotiva che questa musica è stata in grado di conquistare il cuore di molti stranieri, diventando un simbolo della cultura italiana nel mondo.

Ma la canzone napoletana è anche un patrimonio culturale che va preservato e valorizzato. Ovviamente è importante che le nuove generazioni di artisti e appassionati di musica continuino a coltivare e a diffondere questa forma d’arte, che rappresenta una parte importante della nostra cultura e della nostra storia.

Naturalmente è molto più di una semplice forma d’arte: ma è un’esperienza emozionale, un viaggio nel tempo e nello spazio, un’immersione nella cultura e nella vita di una città unica al mondo.

In definitiva, ascoltare la canzone napoletana significa immergersi in un mondo fatto di emozioni e di sensazioni profonde, dove la musica diventa poesia e la poesia diventa vita. Veramente è una esperienza coinvolgente e appassionante, capace di trasmettere la bellezza e la forza della cultura popolare partenopea, un patrimonio immateriale di inestimabile valore.

Il fascino della poesia in “Era de maggio”

Era de maggio è una canzone in lingua napoletana, basata sui versi di una poesia del 1885 di Salvatore Di Giacomo e messa in musica da Mario Pasquale Costa.

«Era de maggio e te cadeano nzino,
a schiocche a schiocche, lli cerase rosse.
Fresca era ll’aria, e tutto llu ciardino
addurava de rose a ciento passe.
Era de maggio; io no, nun me ne scordo,
na canzone cantavamo a doje voce.
Chiù tiempo passa e chiù me n’allicordo,
fresca era ll’aria e lla canzona doce.

E diceva: “Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu me lasse e io conto ll’ore…
Chi sa quanno turnarraje?”
Rispunnevo io: “Turnarraggio
quanno tornano lli rose.
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stongo ‘ccà.
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ‘ccà.”

E so turnato e mo, comme a na vota,
cantammo nzieme llu mutivo antico;
passa llu tiempo e llu munno s’avota,
ma ammore overo no, nun vota vico.
De te, bellezza mia, me annammuraje,
si t’arricuorde, ‘nnanze a lla funtana:
Ll’acqua llà dinto, nun se sécca maje,
e ferita d’ammore nun se sana.

Nun se sana: ca sanata,
si se fosse, gioia mia,
‘n miezo a st’aria mbarzamata,
a guardarte io nun starria !
E te dico: “Core, core!
core mio, turnato io so.
Torna maggio e torna ammore:
fa’ de me chello che vuò!
Torna maggio e torna ammore:
fa’ de me chello che vuò”»

«Era di maggio e ti cadéan sul grembo
a ciocche, a ciocche le ciliegie rosse.
L’aria era fresca, e tutto il giardino
profumava di rose a cento passi.
Era di maggio; e io no, non me ne scordo,
cantavamo, a due voci, una canzone.
Più passa il tempo e più me ne ricordo,
l’aria era fresca e la canzone dolce.

E diceva: “Cuore, cuore!
cuore mio lontano vai,
tu mi lasci e io conto l’ore…
chissà quando tornerai?”
Rispondevo: “Io tornerò
quando torneràn le rose.
Se questo fiore torna a maggio,
a maggio pure io sarò qui.
Se questo fiore torna a maggio,
a maggio pure io sarò qui”.

E son tornato ed ora, come una volta,
cantiamo insieme la vecchia canzone;
passa il tempo e il mondo cambia,
ma l’amore vero no, non cambia mai.
Di te, bellezza mia, m’innamorai,
se ti ricordi, dinanzi alla fontana:
l’acqua, là dentro, non si secca mai
e ferita d’amore non si sana.

Non si sana: perché, se si fosse
sanata, o gioia mia,
in mezzo a quest’aria profumata
non starei a guardarti!
E ti dico: “Cuore, cuore,
cuore mio, io son tornato…
torna maggio e torna l’amore:
fa’ di me quello che vuoi!
Torna maggio e torna l’amore:
fa’ di me quello che vuoi”»


Il retaggio della canzone napoletana – La canzone napoletana è un retaggio italiano.

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